Manhattan come Belleville?

Claudio Febbraio 27th, 2009

Con estremo piacere abbiamo scoperto l’esistenza di “Whoppo” un documentario in fase di lavorazione che si avvicina molto alle tematiche del nostro “Belleville, Italia”.
Realizzato da Marina Catucci e Daniele Salvini, due registi molto sensibili alle tematiche legate all’emigrazione, Whoppo si concentrerà sugli italiani della Grande Mela.

Perché sei partito? Cosa fai qui? Cosa ne pensi dell’Italia? Da quanto sei arrivato? Ti senti italiano? Perché resti? E non ti manca l’Italia? Ti senti americano? Perché te ne vai ? Ma un giorno tornerai?
Ecco alcune delle questioni che si affronteranno nei film… a New York come a Belleville…

E’ rassicurante che altri italiani si stiano ponendo le stesse domande…
Un senso del dovere… il bisogno di riflettere sulla nostra patria… con gli occhi di chi l’ha lasciata!
Buon lavoro ragazzi!

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2 Responses to “Manhattan come Belleville?”

  1. Daniele Salvinion 08 Mar 2009 at 02:51

    Grazie dello sprone, è bello trovare affinità in giro per il mondo.
    Sono stato anche un migrante francofono prima di andare a NY, e dirò che la Francia mi manca. Mi manca anche il parlare francese, lingua che mi è “successa” molto meglio di quanto non sia avvenuto per l’inglese, che ancora non ho ben digerito. E ogni tanto penso che dovrei tornare alla Francia, che non mi ero mai sentito straniero laggiù, ma poi mi domando se la Francia del 89-92 non fosse assai diversa da quella di oggi e se mi devo davvero sottoporre alla delusione di scoprire che prima era prima. ;)
    Sono andato via dall’Italia in maniera inizialmente schizofrenica perché desideravo affrancarmi dall’italianità. Non mi riconoscevo nello stereotipo italiano e non giocavo neanche a pallone. Ero affascinato dal francofono distacco tra chiesa e stato, dalla sanità funzionante e dalle donne libere. Non volevo essere italiano. Uscendo dall’Italia ho scoperto che per chiunque io non potevo essere altro che italiano, non importa evitassi le tute da ginnastica colla banda a lato e non mangiassi pasta tutti i giorni. Agli occhi di uno “straniero” io ero italiano, e cosa altro? E così andarsene dall’Italia ha significato essere riconosciuto come italiano, sempre, e parlarne. E questo mi ha portato ad occuparmi dell’italianità.. Ci sono stati anche dei momenti positivi: per esempio quando mi sono sentito fare i complimenti in quanto italiano in occasione delle grandi manifestazioni di milioni di persone, in Italia, nel 2003. Gli americani non potevano credere che il governo avrebbe ignorato la volontà di milioni di cittadini e dunque erano estasiati e ammirati..
    Sei italiano? complimenti! ehy! he’s italian! hat’s off to you guys.. I really do..
    ..ma è durato poco.. LOL
    Bien, merci mes potes, et merci Claudio pour ces quatre mots, ils m’ont chauffé le corps.

  2. [...] a Parigi e New York, anche a Barcellona un gruppo di italiani espatriati guarda con attenzione e apprensione cio’ [...]

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