Claudio Febbraio 20th, 2009
Ex interinale si offre per piccoli lavori in casa

TORINO
Voci dalla città. Voci da una città in crisi. Sono le affissioni fai-da-te, stampate alla meglio su un foglio formato A4 e appiccicate dove si può: su un muro (magari sotto la targa «divieto di affissione»), su un cestino della carta straccia, sulla cassetta per imbucare le lettere. E la creatività vince.
Come quella di Roberto Porcedda, 46 anni, alias «uomo in affitto», che ha tappezzato Torino col suo messaggio giocato sul filo dell’ambiguità. «Ma io ho una credibilità e mi sono già fatto un giro di clienti. Perciò quando mi chiamano signore che vorrebbero altro, e succede soprattutto nel week-end, rispondo che la mia prestazione è solo quella promessa nell’annuncio: ho trovato un modo per mangiare, mica me lo gioco così».
Il genere di «affitto» (e spiace per le signore che preferirebbero altro) è del tutto innocente. «Aggiusto tapparelle, faccio piccoli lavori di idraulica e manutenzione, dipingo le pareti. Sono bravo: so anche fare lo spatolato».
La storia dell’uomo in affitto nasce dopo 15 giorni di disperazione, anche se - oggi - Roberto tutto fa tranne che piangersi addosso. «Era l’Immacolata, avevo il frigo vuoto da tre giorni e nemmeno un euro in tasca. Vivo in una casa popolare in via Bologna e non riuscivo manco a pagare affitto e gas. Era frustrante, perché so fare molte cose: ho cominciato a lavorare a 13 anni come apprendista meccanico, poi cantieri, tantissimi. Infine il lavoro interinale, ma non facevo tempo a prendermi lo stipendio che già l’agenzia mi chiedeva la sua parte. Come si fa ad arrivare a fine mese con 800 euro?». Già, come si fa? «A sposarmi e fare figli non ci penso proprio, anche se grazie al mio cartello ho trovato una fidanzata, ma è stata l’unica deroga della mia vita. Parola d’onore».
Nato in Sardegna, a Cagliari, quattro fratelli e una sorella, è stato abbandonato dalla madre quand’era piccolino. «Dai 7 ai 12 anni sono finito in collegio, prima a Cuorgnè, poi a Castelnuovo Nigra. Eravamo emigrati dalla Sardegna quando mamma ci ha lasciati. Mio padre era falegname, mi ha insegnato tante cose, e ancora gli sono grato. Solo che con 5 figli come faceva a tenerci tutti in casa?».
Oggi Roberto, che - ironia della sorte - abita proprio sopra l’ufficio di collocamento («lì mi conoscono bene, quante scrivanie ho rovesciato perché mi trovassero uno straccio di posto…»), riesce a mettere assieme anche 2 mila euro al mese. «E per fortuna. Avevo un debito per il gas di 2.500, ora ho saldato tutto». Un sogno? «Comprarmi un furgone. Io ho solo la bicicletta, così quando devo andare a fare lo sgombero di una cantina porto con me il vicino di casa, che ha un camioncino bello, anche se adesso è disoccupato e c’ha pure una figlia di 10 anni».
Ma l’uomo in affitto non è l’unica voce di una città in crisi. In via Bligny un altro foglio A4 offre ai pensionati un lavoretto per arrotondare. «Cerco un segnalatore, opero nel campo immobiliare e mi servono persone con un po’ di tempo libero che trovino case da vendere o affittare» spiega l’uomo che ha affisso l’annuncio. Riscontri? «In 15 giorni ho ricevuto una decina di telefonate, metà uomini e metà donne, e ho fatto due colloqui. Tutte persone molto dignitose, nessuno è arrivata piangendo miseria. Ma la crisi c’è, ovvio».
E la pensione non basta. Perciò compaiono - sempre in A4 - offerte speciali un po’ su tutto. Per esempio la possibilità di rifarsi il bagno con 3.500 euro, compresi lavori in muratura e sanitari di marca. Ma anche idee per creare nuovi posti di lavoro: in via Po, una voce anonima suggerisce di piazzare ai bordi delle autostrade impianti eolici e solari. «Si consideri la manutenzione», dice il ciclostile, un po’ sperso tra annunci (tantissimi) per farsi treccine rasta a prezzi modici e un profluvio di A4 in lingua rumena dove si offrono appartamenti, viaggi in pullman Torino-Bucarest e molte richieste di piccoli lavoretti. Anche se niente a che vedere con la creatività dell’uomo in affitto.
Anna Sartorio
Da La Stampa.it