Archive for the 'Claudio Cavallari' Category

Silvio e la mafia: la lettera.

Claudio Luglio 8th, 2009

Una missiva che documenta i rapporti tra Berlusconi e Cosa Nostra. Anche dopo la “discesa in campo”.
E’ stata trovata tra le carte di Vito Ciancimino. E “L’espresso” la pubblica in esclusiva.
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Ascolta Belleville Italia a Radio Aligre

Claudio Luglio 2nd, 2009

Eccovi l’intervista a Claudio Cavallari e Stefano Missio, invitati a Radio Aligre il 24 maggio 2009:

Belleville Italia a RadioAligre

Porthos Maggio 23rd, 2009

Domenica 24 maggio a partire dalle ore 10.30, Claudio Cavallari e Stefano Missio parleranno di Belleville Italia a l’italie en direct, emissione di RadioAligre [ FM 93.1 ].

Un week end en camping…

Claudio Aprile 8th, 2009

Le premier ministre italien estime que les rescapés du séisme de lundi dans les Abruzzes ne manquent désormais de rien. « Il faut prendre ça comme un week-end en camping», ajoute-t-il.

Les rescapés du séisme de lundi dans les Abruzzes vont-ils apprécier la comparaison faite par le premier ministre italien ? Interrogé mercredi sur les lieux du séisme par la télévision allemande N-TV, Silvio Berlusconi, omniprésent sur le terrain depuis lundi, a conseillé aux rescapés du tremblement de terre hébergés provisoirement sous des tentes de faire comme s’ils étaient au camping.

«Il ne leur manque rien, ils ont des soins médicaux, de la nourriture chaude… Bien sûr, leur abri actuel est tout à fait provisoire mais justement, il faut prendre ça comme un week-end en camping», a-t-il répondu à la journaliste qui l’interrogeait sur la situation des sinistrés.

Quelque 17.000 sans-abri, dont la plupart ont pris place dans des campements de tentes dressés dans les faubourgs de L’Aquila, la capitale de la province des Abruzzes, ont été recensés par les autorités après le tremblement de terre. Ils vivent dans la crainte de nouvelles répliques : «La nuit a été comme la première: on a peur avec toutes ces secousses», confiait mercredi matin Krasniqi Dritan, 31 ans, un Albanais qui vit à L’Aquila depuis 10 ans, et qui s’est retrouvé dans un camp dressé dans un stade, en contrebas du centre historique complètement désert. «Tout s’est écroulé dans la maison. On n’a rien. On va où ? J’avais acheté une maison, mais je me demande si cela vaut la peine de rester après ce qu’on a vécu», ajoute-t-il d’un air las. «Le froid? Après deux jours, je me suis habitué. Cette nuit a été la première au cours de laquelle j’ai pu me reposer un peu. Il y a des couvertures», déclare avec résignation un autre réfugié, Massimo Battista, 40 ans.

Da “Le Figaro.fr

L’Aquila e gli avvoltoi…

Claudio Aprile 7th, 2009

Nessun pudore, nessuna vergogna…

Ronde con sponsor

Claudio Febbraio 27th, 2009

ROMA

Ronde mercenarie, finanziate da privati e sponsorizzate dalle aziende. Il decreto legge anti-stupri cela una falla: la possibilità per i “volontari della sicurezza” di incassare soldi da persone fisiche o giuridiche. Sarebbe la privatizzazione della sicurezza: “Un rischio gravissimo, da evitare a tutti i costi”, avverte il presidente del Veneto, Giancarlo Galan. “Un passo verso l’abisso per lo Stato di diritto”, tuona il costituzionalista Stefano Merlini.

Il decreto legge sulle ronde, pubblicato il 24 febbraio sulla Gazzetta Ufficiale numero 45, all’articolo 6 prevede che “i sindaci, previa intesa con il prefetto, possono avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini non armati al fine di segnalare alle forze di polizia eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana”. Le associazioni dovranno essere iscritte in un apposito elenco tenuto dal Prefetto. Il sindaco dovrà avvalersi “in via prioritaria” delle associazioni composte da personale delle forze dell’ordine in congedo. Poi al comma 5, il decreto aggiunge: le associazioni diverse da quelle composte da personale delle forze dell’ordine in congedo “sono iscritte negli elenchi solo se non siano destinatarie, a nessun titolo, di risorse economiche a carico della finanza pubblica”.

Ecco il punto: come si finanzieranno le associazioni tra normali cittadini? Chi provvederà al rimborso delle loro spese? Il decreto legge non esclude che i “volontari per la sicurezza” possano essere pagati da privati, persone fisiche o aziende: se non vorranno rimetterci di tasca propria, potranno farsi sponsorizzare. Nessuno glielo può impedire. Almeno stando alla lettura del testo. Salvo nuove sorprese che potranno arrivare dal decreto d’attuazione del Viminale, da adottare entro 60 giorni. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, tiene infatti duro: nelle ronde verrà attuato “un controllo fortissimo da parte degli organi di polizia su chi vi partecipa”. E su chi le finanzia?

“Giuridicamente non ci sono dubbi - spiega Stefano Merlini, costituzionalista a Firenze - la norma per come è scritta lascia la possibilità di un finanziamento privato delle ronde. Le associazioni di cittadini, riconosciute dall’articolo 18 della Costituzione, possono infatti chiedere contributi a chicchessia. Le ronde potranno dunque rivolgersi alla Confcommercio, Confesercenti, aziende o negozianti. Nella loro funzione di pubblica utilità potranno chiedere finanziamenti. Il rischio è uno squadrismo pagato da quella parte della popolazione che non si sente sufficientemente protetta. Di più, si può finire per istituzionalizzare un rapporto mafioso: io ti proteggo, tu mi paghi”. Merlini è caustico: “Per lo Stato di diritto è il primo passo verso l’abisso”.

Il rischio non viene sottovalutato neppure dal presidente del Veneto, Giancarlo Galan. “Non vedo nulla di male nel fatto che ci siano persone che invece di andare a giocare a carte all’osteria si interessino degli altri - premette - vedo invece qualche cosa di male nello spontaneismo esasperato, nel fai da te e nell’utilizzo politico di queste ronde. Credo debbano essere coordinate e fatte da persone istruite e che siano soprattutto carabinieri in pensione e alpini, cioè gente che ha una preparazione. Dilettanti allo sbaraglio in questo paese ne abbiamo visti un po’ troppi”. Poi sul finanziamento privato delle ronde, aggiunge: “È un rischio da evitare a tutti i costi. La privatizzazione delle ronde non sarebbe una cosa giusta. Il fenomeno deve essere istituzionalizzato e controllato dall’amministrazione pubblica”.

Vladimiro Polchi

da Repubblica.it

Manhattan come Belleville?

Claudio Febbraio 27th, 2009

Con estremo piacere abbiamo scoperto l’esistenza di “Whoppo” un documentario in fase di lavorazione che si avvicina molto alle tematiche del nostro “Belleville, Italia”.
Realizzato da Marina Catucci e Daniele Salvini, due registi molto sensibili alle tematiche legate all’emigrazione, Whoppo si concentrerà sugli italiani della Grande Mela.

Perché sei partito? Cosa fai qui? Cosa ne pensi dell’Italia? Da quanto sei arrivato? Ti senti italiano? Perché resti? E non ti manca l’Italia? Ti senti americano? Perché te ne vai ? Ma un giorno tornerai?
Ecco alcune delle questioni che si affronteranno nei film… a New York come a Belleville…

E’ rassicurante che altri italiani si stiano ponendo le stesse domande…
Un senso del dovere… il bisogno di riflettere sulla nostra patria… con gli occhi di chi l’ha lasciata!
Buon lavoro ragazzi!

VIsita il Sito o Guarda il promo

A.A.A. Affittasi uomo precario

Claudio Febbraio 20th, 2009

Ex interinale si offre per piccoli lavori in casa

TORINO

Voci dalla città. Voci da una città in crisi. Sono le affissioni fai-da-te, stampate alla meglio su un foglio formato A4 e appiccicate dove si può: su un muro (magari sotto la targa «divieto di affissione»), su un cestino della carta straccia, sulla cassetta per imbucare le lettere. E la creatività vince.

Come quella di Roberto Porcedda, 46 anni, alias «uomo in affitto», che ha tappezzato Torino col suo messaggio giocato sul filo dell’ambiguità. «Ma io ho una credibilità e mi sono già fatto un giro di clienti. Perciò quando mi chiamano signore che vorrebbero altro, e succede soprattutto nel week-end, rispondo che la mia prestazione è solo quella promessa nell’annuncio: ho trovato un modo per mangiare, mica me lo gioco così».

Il genere di «affitto» (e spiace per le signore che preferirebbero altro) è del tutto innocente. «Aggiusto tapparelle, faccio piccoli lavori di idraulica e manutenzione, dipingo le pareti. Sono bravo: so anche fare lo spatolato».

La storia dell’uomo in affitto nasce dopo 15 giorni di disperazione, anche se - oggi - Roberto tutto fa tranne che piangersi addosso. «Era l’Immacolata, avevo il frigo vuoto da tre giorni e nemmeno un euro in tasca. Vivo in una casa popolare in via Bologna e non riuscivo manco a pagare affitto e gas. Era frustrante, perché so fare molte cose: ho cominciato a lavorare a 13 anni come apprendista meccanico, poi cantieri, tantissimi. Infine il lavoro interinale, ma non facevo tempo a prendermi lo stipendio che già l’agenzia mi chiedeva la sua parte. Come si fa ad arrivare a fine mese con 800 euro?». Già, come si fa? «A sposarmi e fare figli non ci penso proprio, anche se grazie al mio cartello ho trovato una fidanzata, ma è stata l’unica deroga della mia vita. Parola d’onore».

Nato in Sardegna, a Cagliari, quattro fratelli e una sorella, è stato abbandonato dalla madre quand’era piccolino. «Dai 7 ai 12 anni sono finito in collegio, prima a Cuorgnè, poi a Castelnuovo Nigra. Eravamo emigrati dalla Sardegna quando mamma ci ha lasciati. Mio padre era falegname, mi ha insegnato tante cose, e ancora gli sono grato. Solo che con 5 figli come faceva a tenerci tutti in casa?».

Oggi Roberto, che - ironia della sorte - abita proprio sopra l’ufficio di collocamento («lì mi conoscono bene, quante scrivanie ho rovesciato perché mi trovassero uno straccio di posto…»), riesce a mettere assieme anche 2 mila euro al mese. «E per fortuna. Avevo un debito per il gas di 2.500, ora ho saldato tutto». Un sogno? «Comprarmi un furgone. Io ho solo la bicicletta, così quando devo andare a fare lo sgombero di una cantina porto con me il vicino di casa, che ha un camioncino bello, anche se adesso è disoccupato e c’ha pure una figlia di 10 anni».

Ma l’uomo in affitto non è l’unica voce di una città in crisi. In via Bligny un altro foglio A4 offre ai pensionati un lavoretto per arrotondare. «Cerco un segnalatore, opero nel campo immobiliare e mi servono persone con un po’ di tempo libero che trovino case da vendere o affittare» spiega l’uomo che ha affisso l’annuncio. Riscontri? «In 15 giorni ho ricevuto una decina di telefonate, metà uomini e metà donne, e ho fatto due colloqui. Tutte persone molto dignitose, nessuno è arrivata piangendo miseria. Ma la crisi c’è, ovvio».

E la pensione non basta. Perciò compaiono - sempre in A4 - offerte speciali un po’ su tutto. Per esempio la possibilità di rifarsi il bagno con 3.500 euro, compresi lavori in muratura e sanitari di marca. Ma anche idee per creare nuovi posti di lavoro: in via Po, una voce anonima suggerisce di piazzare ai bordi delle autostrade impianti eolici e solari. «Si consideri la manutenzione», dice il ciclostile, un po’ sperso tra annunci (tantissimi) per farsi treccine rasta a prezzi modici e un profluvio di A4 in lingua rumena dove si offrono appartamenti, viaggi in pullman Torino-Bucarest e molte richieste di piccoli lavoretti. Anche se niente a che vedere con la creatività dell’uomo in affitto.

Anna Sartorio

Da La Stampa.it

“Siamo medici e non spioni”

Claudio Febbraio 9th, 2009

Sui camici al Cto compare lo slogan contro la norma leghista anticlandestini.

TORINO
Medici e infermieri del Cto sono pronti all’obiezione di coscienza contro la norma che prevede la denuncia dei clandestini in ospedale e attaccano sui camici la loro ribellione: «Non siamo spie». D’accordo con la Federazione degli Ordini dei medici, chi lavora nel Trauma center del Piemonte giura: «Non denunceremo nessuno». Clamorosamente ma responsabilmente, senza scioperi né cartelli appesi alle pareti, senza striscioni o marce. Con una adesivo sul petto che tutti possono leggere, colleghi e pazienti, italiani e stranieri, regolari e non. Un segno di protesta, ma anche un appello, già raccolto da R@inbow for Africa, associazione umanitaria di medici e infermieri che proprio al Cto ha dato vita a un legame di solidarietà con l’ospedale di Angal, in Uganda. Il dottor Daniele Santoro è uno degli ortopedici del Traumatologico con incollata la scritta bianca su sfondo rosso: «Non denunceremo gli irregolari innanzitutto per ragioni di umanità, poi per rispetto al codice deontologico, e infine per ubbidienza alla Costituzione: già oggi è previsto che si possa non rispettare l’obbligo di referto, se questo può avere conseguenze penali per un paziente». Una norma come quella voluta dalla Lega Nord, inoltre, «vanificherebbe tutti i risultati positivi di un’impostazione che in 13 anni ha portato alla riduzione dei tassi di Aids, alla stabilizzazione dei casi di Tbc, fino alla riduzione delle complicanze materno-infantili».

Denunciare, sostengono al Cto, alimenterebbe la clandestinità. Il gesto non è passato inosservato in ospedale. Molti chiedono il perché di quella scritta. Più d’uno si è complimentato, altri forse non saranno d’accordo e sosterranno invece le tesi della Lega. «Non importa - ribadiscono medici e infermieri del Cto -: ci preoccupiamo della salute singola e di quella collettiva, siamo pronti all’obiezione di coscienza in massa». «Una norma simile - commentano Ivan Bufalo e Salvatore Lanzarone, infermieri di Nursing Up - va contro agli stessi valori su cui si fonda la medicina». L’appello del Cto è anche l’appello dei Medici senza Frontiere, dell’Associazione Immigrati, dell’Anlaids, di Emergency, del Centro studi e ricerche in medicina generale e del Collegio Ipasvi. Decine di migliaia le adesioni da tutta Italia a chi contesta il via libera alla denuncia dei clandestini. Torino dice no compatta. «Denunciare gli irregolari - ribadisce anche il primario di Anestesia e rianimazione del Cto, Antonio Miletto - avrebbe come unica conseguenza allontanare il clandestino dalle possibilità di cura». Ma la protesta non coinvolge soltanto il Traumatologico di via Zuretti. Il dottor Aldo Soragna, responsabile del pronto soccorso del Mauriziano, sostiene la stessa causa: «Non denuncerò nessuno! Comprendo l’obiettivo di una legge che mira a intervenire contro la criminalità, ma non è questo il nostro ruolo e la nostra missione».

«Il rapporto tra medico e paziente - sostiene anche il dottor Ugo Marchisio, responsabile della Medicina d’urgenza al Maria Vittoria, uno degli ospedali dov’è maggiore il numero di stranieri soccorsi - si basa sulla fiducia. Quale fiducia può vedere chi, quando ha necessità di essere soccorso o ricoverato, sa che finirà nelle mani di polizia o carabinieri?». Pieno sostegno alla protesta arriva anche dal Sindacato dei medici di emergenza (Simeu): «Siamo pronti all’obiezione per non rinunciare all’etica, al segreto professionale e al dovere di fedeltà al paziente», dice il dottor Giorgio Carbone, responsabile al pronto soccorso del Gradenigo. L’appello è «a tutti i senatori di qualunque schieramento, affinché respingano la proposta». Le uniche segnalazioni alle autorità devono essere quelle previste anche per i cittadini italiani. «Nessuna discriminazione in ospedale».

Da La Stampa.it

Guy Kanga: “Non denuncerò mai un immigrato”

Claudio Febbraio 6th, 2009

Torino - San Salvario.

Sulla scrivania della sala visita Guy Kanga, il medico che riceve due pomeriggi a settimana, ha la stampa di una pagina Internet che titola: «I medici denunceranno i clandestini, approvato il decreto sicurezza». «Non denuncerò mai un immigrato - dice - possono anche minacciare di arrestarmi, se vogliono, non lo farei comunque. La salute non dipende dalla persona e i medici hanno il dovere di curare, non sono poliziotti».

Guy Kanga ha una storia particolare, di emigrazione, emarginazione, clandestinità: «So cosa significa sentire dolore e non trovare il coraggio di chiedere aiuto. Conosco la paura di essere scoperto, schedato, arrestato. Quando sei in un Paese che non è il tuo e lavori in nero anche quattordici ore al giorno. Ma non hai un´alternativa. Nessun posto al quale tornare». Dopo esser partito dal Camerun a vent´anni, Guy Kanga ha studiato in Russia, è stato in Germania, poi in Italia con una laurea in medicina a fare le pulizie a Palazzo di Giustizia. «Quando sono arrivato io, non esistevano luoghi come questo - racconta - se ti ammalavi potevi al massimo andare al Cottolengo, pregando di non trovare qualcuno troppo fiscale sulle tue generalità».

Da Repubblica - Leggi L’articolo

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